L’illuminante articolo del Professor Giuseppe Berta

Ho letto con estremo piacere sul Mattino di Napoli del 21 dicembre 2011 l’interessante articolo del Professor Giuseppe Berta della Bocconi di Milano, intitolato

La controversia sul mercato del lavoro e che trovate al seguente LINK

Apprezzo molto il lavoro di ricerca e di diffusione del professor Berta del quale ho avuto modo di leggere i seguenti lavori:

L’imprenditore – Un enigma fra economia e storia

Nord – Dal triangolo industriale alla megalopoli padana 1950 -2000

Dell’articolo comparso sul Mattino ho apprezzato molto il passaggio relativo ai vincoli che l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori pone alla crescita delle imprese.

Più volte su questo blog abbiamo parlato di questo argomento. La crescita dimensionale delle imprese non è soltanto un modo per creare nuova occupazione, è anche un modo per rendere più competitive le imprese sui mercati internazionali, un modo per consentire alle aziende di raggiungere la struttura di costo ottimale, un modo per consentire alle imprese di fare ricerca ed investimenti in tecnologia che si tradurrebbero in una maggiore produttività del fattore lavoro ed in definitiva una sua maggiore remunerazione.

E’ evidente che la politica ostruzionistica ed antimodernista di una parte del sindacato italiano è finalizzata a difendere l’aristocrazia del lavoro ancora presente nel nostro paese e ad alimentare ulteriormente la struttura duale del mercato del lavoro, allo scopo di indebolire ulteriormente le giovani generazioni. E’ ora ormai che certa parte del sindacato faccia una cosa santa: ANDARE A CASA!!!

3 risposte a L’illuminante articolo del Professor Giuseppe Berta

  1. Daniele scrive:

    Credo che la precarietà del lavoro non sia un’invenzione degli imprenditori ma, bensì, il frutto di anni di politica scellerata.
    Il mondo della politica, costituito in maggior parte da persone di cultura umanistica (quindi poco esperte in materia di economia e sviluppo) ha creato un profondo disprezzo per quei lavori manuali che hanno un vastissimo mercato ed invece ha messo sul piedistallo quei lavori intellettuali che sono molto meno utili alla società. Poco efficiente è, secondo me, anche il sistema universitario italiano, imbottito di teoria, grazie al quale un giovane universitario “dovrebbe” saper far tutto ma poi in pratica non sa fare nulla.
    Quindi io sono favorevole alla flessibilità, a patto che ogni lavoratore abbia competenze mirate; solo in questo modo, dopo il licenziamento, non si avrà difficoltà a ri-trovare lavoro.

  2. Luigi Sorteni scrive:

    Ciao Antonio.

    per quanto è di mia conoscenza della media imprenditoria veneta, comprendo le resistenze Imprenditoriali (che si vedrebbero sotrattre la possibilità di licenziare ad nutum chi desiderano…. pagando o meno) e sia le resistenze della parte sindacale (che hanno nell’articolo 18 uno degli ultimi vessilli ancora sollevati in alto, a segnalare un forte oramai decrepito e svuotato).

    Penso che Ichino sia uno dei pochi che, per vari motivi, potrebbe riuscire a trovare il giusto equilibrio tra le due posizioni.

    L’importante, a mio avviso, è che la riforma del mercato venga posta in un’ottica di sviluppo…… non partendo dal licenziamento ma dall’assunzione…..dalla stabilizzazione dei milioni di precari.
    Non partendo dalla flessibilità ma dalla equità e dalla correttezza dei contratti (il 99% peri cocopro e delle partite iva sono “falsi”…. non rispondono al vero).

    E’ vero, la cosa sarebbe più facile se fossimo in un contesto di sviluppo…… ma se aspettiamo lo sviluppo forse è troppo tardi. “Se non adesso quando!” forse non c’é slogan più centrato.

    Buone feste e chissà che il 2012 ci mantenga in forza e sani di mente per poter affrontare, con ottimismo, i cambiamenti.

  3. Vitalia Lussu scrive:

    Ciao! Complimenti per la tua pagina.
    Se ti avessi conosciuto prima, ti avrei chiesto di relazionare nei convegni che organizzavo con i miei colleghi.
    Mi sa che sei follemente innamorato del tuo lavoro, come sant’Agostino.
    Vitalia.

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