Negli ultimi anni l’invasione del mondo da parte delle produzioni cinesi è avvenuta grazie all’estrema competitività di prezzo delle merci. Questa è stata garantita da salari bassi,da un numero di ore lavorate molto alto,dall’assenza di garanzie salariali e previdenziali per i lavoratori,dall’ inesistenza di tutti quei costi a carico dell’impresa che servono a finanziare quel che con un’espressione generica possiamo definire ” Stato Sociale”.
L’aggressività del sistema economico cinese ha posto a rischio non solo i posti di lavoro occidentali, ma anche e soprattutto il modello di sviluppo e di stato sociale che le diverse nazioni si sono date durante la loro storia.
Invocare per la Cina, cosi come per altre nazioni non occidentali, la necessità di implementare uno stato sociale che garantisca i lavoratori e che indirettamente possa rendere equa la competizione internazionale è stato spesso improduttivo se non addirittura controproducente.
Questo ci insegna:
- che la globalizzazione dell’economia ha bisogno di un governo mondiale dell’economia
- che la globalizzazione dei diritti civili e politici è molto più lenta e complessa
- che le azioni efficaci per la perequazione dei diritti degli esseri umani devono essere supportate da azioni di lotta dei destinatari dei diritti stessi
- che tali azioni di lotta non sempre sono tollerate dai governi nazionali
Leggendo questo articolo del Corriere
ho capito che nella Cina di Tienanmen il processo di sviluppo delle libertà economiche e politiche non può che essere un doloroso processo interno alla nazione, caratterizzato dallo scontro fra le esigenze della Nomenklatura e quello dei cittadini e consumatori.
I primi beneficiari saranno sicuramente i cinesi, ma la lotta per lo stato sociale in Cina e per la difesa dei diritti avrà l’effetto di poter facilitare la conservazione degli stati sociali delle altre nazioni. Garantire i diritti dei lavoratori ed un elevato standard qualitativo delle merci potrà consentire il raggiungimento di un’equa competizione sui mercati globali fra i diversi sistemi macroregionali di imprese.
Settembre 21, 2008 alle 3:09 pm
Certamente la Cina rappresenta il paese che più colpisce per la mole di prodotti che esporta. In realtà il fenomeno della globalizzazione riguarda non solo la Cina ma anche paesi come l’India, altri paesi asiatici.Tempo fa, la notizia che la Nike, nelle filiali sparse nei paesi meno sviluppati, ricorreva a forza lavoro infantile, alimentò negli USA un rifiuto da parte dei consumatori verso i prodotti Nike, costringendo l’azienda a stabilire dei controlli e degli standard qualitativi negli ambienti di lavoro. Diffondere a livello mondiale le condizioni di lavoro dei cinesi e di altri lavoratori potrebbe alimentare un movimento analogo tra i consumatori.
Ma ciò riguarda la produzione di beni. In realtà, la globalizzazione riguarda anche i movimenti di capitali e le interconnessioni tra le Borse e le Banche dei diversi paesi, come le vicende recenti stanno mostrando. Qui le regole dovrebbero essere state imposte da organismi internazionali esistenti. Ma la conviziaone della superiorità del mercato ha impedito i controlli. C’è da augurarsi che si trovi un equilibrio tra Satto e mercato.