Dinamica dei prezzi ed efficienza economica

Ho letto con molto interesse questo articolo

http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_90041,00.html?lw=24;1

comparso sul portale B2B24.

Parla di un argomento al quale sono molto sensibile dal punto di vista culturale ed anche professionale. Mi interessa sempre capire come un produttore arrivi al consumatore del bene che ha prodotto e come in qualche modo i benefici dell’attività economica si distribuiscano lungo i diversi anelli della catena del valore. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un aumento dei prezzi al consumo a fronte di una certa stabilità se non diminuzione dei prezzi alla produzione.

Tutto questo è avvenuto nello scenario dell’Euro che ha imposto alle imprese la ricerca dell’organizzazione più efficiente alla luce della maggiore competizione a livello continentale.

Nei fatti si è inoltre realizzata una redistribuzione della ricchezza dai percettori di redditi fissi ai percettori di redditi variabili.

Che i prezzi alla produzione diminuiscano è di per sé un fatto positivo: vorrà dire che le merci sono prodotte con maggiore efficienza e minor impiego di risorse umane e materiali, vorrà dire che il settore è caratterizzato da economie di scala volta volta crescenti, vorrà dire che il consumatore potrà beneficiare di prezzi decrescenti, vorrà dire che il produttore otterranno profitti totali crescenti con prezzi decrescenti: è il caso delle merci high-tech.

Un caso contrario è quello del petrolio: prezzi crescenti perché esiste un cartello mondiale di produttori che controlla l’offerta a seguito di una domanda mondiale crescente di energia.

Un argomento sempre molto interessante è come si trasmettono i risparmi di costi nella produzione al consumatore finale. In un mondo ideale senza distribuzione commerciale, ci sarebbe un rapporto diretto fra consumatore e produttore. In effetti in molti settori i produttori cercano di accorciare la catena distributiva creando un rapporto diretto: questo grazie alle tecnologie moderne che lo consentono. Non ho più bisogno di andare dal libraio sotto casa per i libri, se posso comprarli su internet e mi vengono comodamente recapitati a casa mia il giorno dopo.

Ma saper produrre non significa saper vendere, per cui la vendita non è un’attività inutile: tutt’altro! Spesso è più facile saper produrre che saper vendere, e la fortuna di un’azienda dipende dalla sua capacità di presidiare, servire, accrescere i mercati e la clientela. Vorrei vedere in Italia un commercio davvero libero, una grande distribuzione sempre più grande capace di competere a livello europeo con i grossi nomi della Grande Distribuzione. Vorrei vedere sempre più merci che passano attraverso la grande distribuzione, relegando la distribuzione al dettaglio alle merci ad alto valore aggiunto e di immagine. Il commercio forse è il settore culturalmente più arretrato in Italia, quello che meno ha beneficiato dei nuovi scenari economici che si sono presentati negli ultimi anni.

Il commercio deve sapere realizzare profitti con prezzi decrescenti, cosi come fanno le aziende di produzione che vogliono sopravvivere sul mercato, e non attraverso una manipolazione dei prezzi consentita da una struttura inefficiente della rete distributiva e da accordi collusivi fra attori.

L’obiettivo non è solo l’equità sociale, è anche l’efficienza economica e la modernità del sistema economico e produttivo italiano.

Una Risposta a “Dinamica dei prezzi ed efficienza economica”

  1. Luciano Pilotti Dice:

    Sono abbastanza d’accordo con le valutazioni e considerazioni condotte in questo commento su prezzi ed efficienza.Aggiungerei solo una valutazione sullo stato della distribuzione italiana. Questa è sottoposta da anni ad una concentrazione continua sia nei beni alimentari e sia più tardi nei beni non alimentari. UNa concentrazione che ha accresciuto il potere di mercato dei grandi dettalianti rispetto ai piccoli, normalmente localizzati nei cnetri storici e che tutavia non sembrano reggere la concorrenza dei grandi centri commerciali esterni alla cerchia urbana. Il consumatore sempre più mobile accede facilmente ai grandi centri commerciali e concentra i propri acquisti puntando sul prezzo inferiore e servizi di offerta superiori anche se a volte con una qualità inferiore dei beni erogati. Le reti commerciali urbane hanno faticato a selezionarsi lungo traiettorie di qualità e innovazione superiori: il negozio di un centro urbano deve diventare un’area-luogo di incontro e socializzazione, scambio di informazione e conoscenze verso “a community life style”, mentre apesso rincorrono i centri extra-urbani sulla strada di servizi e prezzi e ovviamente non avendone i mezzi. La mancata liberalizzazione del commercio urbano ha certo protetto eccessivamente questi soggetti che hanno mantenuto stili distributivi arretrati e che sono destinatia ad essere “espulsi” dal mercato a tassi crescenti. Organizzazioni di via e di quartiere favorirebbe invece la loro selezione innovativa investendo su un sistema di rete “condivisa”, per abbassare costi logistici e di fornitura e aprire all’innovazione di servizio e assortimentale (orizzontale e e/o verticale).
    Luciano Pilotti

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