Trasporto aereo ed integrazione logistica ed economica
Durante questi mesi si è assistito a molte discussioni che hanno riguardato il sistema aeroportuale italiano. Prima la questione del progetto di investimento di Ryanair sugli scali lombardi di Malpensa, Linate, Orio al Serio; poi la vicenda di Alitalia. Questo post nasce con un altro intento, ovvero di sottolineare la necessità di una maggiore attenzione al trasporto aereo.
Un ex collega di Roma mi ha chiamato dicendomi se vogliamo andare a Londra. La città che amo di più è sempre nei miei sogni. Il mio ex collega ed ormai amico mi invita ad andare a Roma e a volare da Ciampino con Ryanair. Da dove vivo io ci vogliono 3 ore per arrivare a Roma. Vado sul sito di Ryanair e come sempre rimango affascinato dalla mappe delle rotte.

Noto due cose: la prima è la scarsa presenza di Ryanair nel Sud Italia, la seconda cosa la scarso numero di collegamenti fra le città del Sud Italia e le città del Nord Italia o dell’Europa in generale. Sicuramente non è difficile andare a Londra anche dall’Irpinia, potendo scegliere fra Bari, Napoli e Roma, ma quanto è complesso andare in Romania oppure in Turchia, oppure in Grecia o in Russia.
Capisco che la compagnia irlandese fa altri tipi di valutazioni nella scelta di localizzazione degli scali e nell’individuazione delle rotte.
Capisco la scarsa sensibilità della politica locale per quel che riguarda l’esportazione di merci e di uomini dal Sud Italia alle zone di Europa più vicine a noi, e quindi la scarsa attenzione a problemi di integrazione logistica ma anche culturale.
Si sa inoltre che quando la politica parla di infrastrutture per il Sud si parla o della Salerno Reggio Calabria o del treno alta velocità Bari-Roma o del treno super veloce Roma Napoli o del Ponte sullo Stretto di Messina. Non si parla dell’infrastruttura più importante nell’epoca della globalizzazione: gli aeroporti. Cosa aspettano i politici locali e nazionali per favorire l’investimento in queste infrastrutture per poter consentire l’incremento dell’interscambio commerciale e culturale fra Sud Italia e le altre zone dell’Europa? C’è da favorire l’integrazione economica nei processi europei e globali per consentire agli imprenditori del Sud di pensare alla internazionalizzazione delle loro aziende come fase naturale e relativamente poco onerosa nel ciclo di vita dell’azienda stessa. Sorge quindi l’esigenza che la politica locale e nazionale possa pensare a nuovi incentivi per rendere appetibile il Sud Italia per nuove rotte. Bari, Napoli, Foggia, Pescara devono poter avere un maggiore numero di rotte con un numero crescente di destinazioni europee del Nord ma specialmente dell’Est. Molise, Puglia, Basso Lazio, Campania per poter competere a livello internazionale e sopravvivere devono vivere processi di infrastrutturazione non slegati dai processi di sviluppo in essere o in attivazione. Come suggeriva nel 1943 Paul Rosenstein Rodan nel suo articolo comparso sull’Economic Journal ed intitolato” Problems of Industrialization of Eastern and South Europe”, dando inizio ad una nuova tradizione negli studi di Geografia Economica che sarebbe andata recuperata 40 anni dopo, quel che conta per poter avviare processi sani e sostenibili di sviluppo economico è coordinare le decisioni di investimento pubblico con le decisioni di investimento privato .
Aprile 1, 2008 alle 7:09 am
carissimo antonio,
come è del tutto evidente
tu sei una risorsa
per te stesso, per ariano, e per la cp.
spero non ci trascurerai.
i tuoi post sono sempre molto interessanti,
per me un po’ lunghi. ma va bene così.
se è necessario fare un’opera
di sensibilizzazione sul tema del tuo odierno post,
faccelo sapere. come sempre,
con stima e simpatia
alfonso
Aprile 1, 2008 alle 6:49 pm
Caro Antonio,
condivido il tuo post ma permettimi di aggiungere che, storicamente, lo sviluppo delle infrastrutture in Italia ha cercato di soddifare più le esigenze di specifiche lobby (e.g. produttori di automobili, camion, treni) che le reali esigenze logistiche delle famiglie e delle aziende.
Due esempi su tutti:
- lo spaventoso numero di km di autostrade per favorire il trasporto su gomma
- la produzione e vendita dei treni ETR 500 (alta velocità) che possono viaggiare a 300 km/h e la concomitante mancanza di binari adeguati per sostenere tali velocità.
Concludo, riportando la provocatoria affermazione di un economista (di cui non ricordo il nome, ahimè) a riguardo: “Se le Ferrovie avessero capito che il loro business non era costruire binari ma trasportare persone e merci, a quest’ora avremmo tanti aeroporti e pochissime stazioni ferroviarie”.
Un abbraccio,
Nereo.
Luglio 2, 2008 alle 7:43 am
http://www.ansa.it/infrastrutturetrasporti/notizie/rubriche/traspaereo/20080701173334683902.html
giusto per capire l’importanza di avere collegamenti normali con le maggiori capitali europee